In questo tempo di quarantena in cui siamo costretti a casa, internet si è rivelato in tutta la sua potenza di connessione.  Credo si possa dire che “stiamo vivendo sul web”.

Per far fronte alla doverosa distanza fisica, in moltissimi hanno moltiplicato contenuti e azioni on-line (tour virtuali di musei, corsi di cucina in diretta facebook e instagram, animazioni per intrattenere i più piccoli) e, anche nel mondo dello yoga, le lezioni on-line stanno spopolando.
Il taboo del postare video di sé stessi mentre si insegna è stato infranto. Da me compresa, lo ammetto!

Come insegnante di Iyengar yoga, questa proliferazione di lezioni on-demand si sta rivelando un’occasione per curiosare nel vasto universo chiamato “yoga” e dare un’occhiata anche all’esperienza altrui.
Sto vedendo di tutto.
Lezioni di “Power yoga”, “Vinyasa flow”, “Yin yoga”, pratiche che mi si rivelano come mondi sconosciuti e lontani, perché quando io ho incontrato lo yoga, ho incontrato il metodo Iyengar e non ho più sentito il bisogno di altro.

“È come con l’amore” mi disse un giorno un’amica insegnante, “quando ti innamori di qualcuno non vai a cercare nessun altro”.

Come nelle relazioni però, anche nello yoga c’è chi sente di dover esplorare frequentando corsi e teacher training differenti e chi crede invece che si debba approfondire una sola strada. Io sono sempre stata una persona di questo secondo tipo: “una cosa alla volta”. Lo yoga, per come lo intendo io, è uno studio che non si esaurirebbe nel tempo di una vita.

Non voglio sembrare snob, né tantomeno giudicare, ma ci tengo all’interno di questo spazio a dare la mia visione, provare a spiegare cosa significa per me praticare ed insegnare yoga: lo ritengo un dovere di chiarezza verso chi si avvicina al mio studio e ai miei retreats.
Per rimanere in metafore sentimentali il mio amore per l’Iyengar yoga è immutato da quindici anni – con alti e bassi come in ogni relazione che si rispetti – ma, come nelle vere storie d’amore, fatto di quella passione e certezza del cuore che mi bastano, dove il bastare non è limite, ma è pienezza.

In questi giorni di esplorazione web però vi confesso che ho praticato diversi stili yoga: ho sudato con il “power”, mi sono rilassata con lo “in” e ho imparato nuovi modi di chiamare le posizioni, ma alla fine di queste lezioni mi sono ritrovata con una sensazione di piattezza, sterilità o – per usare un termine davvero poco yogico – noia.

“Cosa mi manca?”, mi sono chiesta.
Mancano le “azioni” è stata la risposta.

Per tutta la sua lunga vita, il signor Iyengar (prima di diventare Guruji tutto lo chiamavano Mr. Iyengar) ha praticato con un’instancabile curiosità e ricerca, usando il proprio corpo come una laboratorio: Per uno yogin, il corpo è un laboratorio per la vita, un campo di sperimentazioni e ricerche continue,  scrive guruji Iyengar in Vita nello yoga.
Il suo insegnamento, ciò che ha trasmesso al suo lignaggio (gli allievi diventati poi insegnanti a loro volta), è sempre stato caratterizzato da un elemento: dare una serie di informazioni mentre si esegue la posizione.
Pensiamo a “Tadasana” – la posizione della montagna – posizione che a un occhio ignorante (che non conosce) potrebbe sembrare un semplice stare in piedi.  Le istruzioni che si possono ricevere da un insegnante esperto sullo stare in “Tadasana” potrebbero riempire il tempo di una lezione partendo dall’osservazione dei piedi fino ad arrivare a un vero e proprio stato di meditazione.

Tutto il lavoro di Iyengar è basato sul concetto di “azione”, che lui differenzia – o meglio – amplia, dal semplice concetto di movimento.
Un movimento è alzare le braccia, divaricare le gambe, saltare per prepararsi a “Trikonasana”, ruotare il busto per una torsione.
Un’azione è “un movimento intelligente”.
Nel già citato Vita nello yoga (il mio preferito tra i suoi scritti) Iyengar dice: “Pensiamo che l’intelligenza e la percezione dimorino esclusivamente all’interno del cervello, ma lo yoga ci insegna che la consapevolezza e l’intelligenza devono permeare l’intero organismo. Ogni parte deve essere letteralmente riempita dall’intelligenza. (…) il mondo è pieno di movimento. Il mondo ha bisogno di più azione, di più movimento cosciente. Lo yoga ci insegna ad infondere intelligenza nei nostri movimenti, trasformandoli in azione. Yoga è quando diamo inizio ad un’azione nella pratica di un asana e contemporaneamente, in un’altra zona del corpo, qualcosa si muove senza il nostro permesso. Come si fa a sviluppare questo tipo d’intelligenza nel corpo? Come possiamo imparare a trasformare il nostro movimento in azione? Gli asana possono cominciare a insegnarcelo. Attraverso la pratica degli asana sviluppiamo una sensibilità cosi intensa, che ogni poro della nostra pelle agisce come se fosse un occhio interiore.”

Le istruzioni che ci vengono date dai nostri insegnanti servono proprio a questo: lo scopo della pratica non è sciogliere il corpo, diventare più flessibili o fare le posizioni ricercando la perfezione. Questi sono solo qualità, passaggi. Lo scopo è sviluppare un’intelligenza fisica ed emotiva che penetra sempre più in profondità nel nostro corpo e nel nostro essere, strato dopo strato, anno dopo anno, fino a farci sperimentare una gioia e una completezza infinita.
Osservatevi dall’interno. È uno stato di silenzio totale.

Iyengar ripeteva: Asana is my meditation, l’asana è la mia meditazione.

Dopo 15 anni di pratica mi ritengo ancora una principiante: ho iniziato a sperimentare questo silenzio da poco, ma sono fortunata ad avere meravigliosi insegnanti che con le  istruzioni mi educano a sentire le azioni dentro il mio corpo, conducendomi, lentamente, verso questo stato di gioia.
Per una persona come me, curiosa, insaziabile di conoscenza e di esperienza, lo yoga praticato secondo le linee guida del maestro Iyengar è un percorso che non credo smetterà mai di affascinarmi e non mi farà sentire di aver bisogno di altro.

È il mio vero amore.